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LE MISURE

Una buona procedura di gestione del rischio corruttivo prevede non solo l’individuazione delle strutture e dei processi organizzativi maggiormente esposti al rischio corruttivo – che di per sé è già un buon risultato – ma è anche in grado di suggerire la messa in atto di una serie di misure ad hoc specifiche per ciascun rischio individuato.

Naturalmente, non si vuol qui sottovalutare l’importanza dell’individuazione e della mappatura dei rischi/processi. Tuttavia questa mappatura è soltanto una descrizione, sia pur precisa, replicabile e scientificamente fondata e attendibile, dei rischi corruttivi cui i processi organizzativi sono esposti in seno a un’organizzazione.

Questa descrizione è già di per sé un passo fondamentale per la gestione dei rischi corruttivi, anche perché, tradotta in un sistema informativo, questa mappatura può essere articolata in vari livelli di granularità e può essere tradotta in vari output, testuali, tabellari e/o grafici; inoltre, permette la ri-aggregazione delle informazioni in molteplici modalità e su molteplici canali di output. Infine, ma non ultimo, vi è l’archiviazione dei dati e la loro consultabilità a piacimento e a distanza di tempo.

Tuttavia, se oltre al calcolo dei rischi in tempo reale, un software per la gestione dei rischi corruttivi offrisse anche una serie di suggerimenti circa le misure di riduzione del rischio corruttivo che è opportuno mettere in atto al fine di ridurre una serie di rischi in maniera mirata (ottimizzando quindi le azioni di prevenzione e riduzione del rischio), certamente avrebbe un valore maggiore di un software che si limita a mappare e calcolare i rischi cui ogni processo è esposto.

L’ambizione del software [ROL] di gestione dei rischi corruttivi è non soltanto quella di agevolare i responsabili anticorruzione nella mappatura e nel calcolo dei rischi, ma anche quella di proporre le misure di sicurezza atte a ridurre, in maniera mirata, questi specifici rischi.

Come fare, però? Il suggerimento circa le misure da attuare richiede l’intervento di una nuova serie di protagonisti, che devono essere messi in relazione tra loro e sottoposti a una serie di algoritmi di calcolo, per ottenere un responso mirato e produrre suggerimenti circa l’opportunità delle misure da attuare al fine di massimizzare il risultato in base alla pianificazione di un intervento mirato.

In teoria, infatti, sarebbe possibile ridurre il livello di rischio tramite un approccio di tipo “bombardamento a tappeto”: in questo scenario, il responsabile dell’AT (Anticorruzione e Trasparenza) propone di inserire tutta una serie di ridondanze (p.es. double check o triple check) che hanno lo scopo di aumentare il livello di controllo e quindi ridurre il livello di rischio. Tuttavia questo approccio, oltre ad essere dispendioso in quanto prevede di aumentare il monte ore di lavoro legato ai controlli, complica anche la filiera di gestione dei processi organizzativi e potrebbe quindi, alla lunga, rivelarsi inefficiente e, addirittura, causare l’introduzione di nuovi rischi, legati alla sovrapposizione dei controlli, laddove questa ridondanza non fosse opportuna e potesse ingenerare confusione.

Una individuazione mirata delle misure di prevenzione del rischio, invece, consente di intervenire laddove uno specifico intervento, caratterizzato da uno specifico obiettivo e specifiche azioni, serve realmente, ed è quindi uno strumento non solo di efficacia ma anche di efficienza, perché permette di ottenere il massimo del risultato impiegando il minimo delle risorse.